Dal Sig. Tiffany a me. Come nascono i gioielli Conny’s Kreations.

Cari amici, per questa ripresa dell’anno ho pensato fosse utile iniziare dalle basi, visto che molti ancora non capiscono o non sanno come realizzo i miei gioielli. Quindi oggi sarò molto tecnica, ma ci tenevo a spiegarvi come si fa il Tiffany.

  1. Si taglia il vetro
  2. Si mola
  3. Si mette il nastro di rame
  4. Si salda

Ecco questo è in sintesi come si fa la tecnica Tiffany o vetro stagnato ma se volete approfondire continuate a leggere, se invece questa spiegazione vi basta potete fermarvi qui se invece volete saperne di più, anche su come Io faccio i gioielli che  vi propongo, mettetevi comodi.

Quei quattro punti qui sopra sono effettivamente i passaggi obbligatori che si devono seguire per realizzare un qualsiasi oggetto fatto con la tecnica Tiffany, però ovviamente è un modo molto sbrigativo per riassumerli e non tiene conto del prima e del dopo. Quindi riprendiamo per gradi.

 

IL PROGETTO:

Se non usate progetti già pronti o se non andate a caso prendendo pezzi di vetro già tagliati (anche scarti di altri tagli) e li mettete insieme cercando di ottenere un effetto piacevole (ma non sempre succede) vi occorre fare un PROGETTO.

Prima di tutto si fanno uno o più schizzi, del migliore si fa un disegno più dettagliato e da questo si passa al modello, che deve essere esattamente uguale a quello che sarà l’oggetto finale. Da questo modello si ricaveranno delle dime (forme scontornate), che serviranno per riportare il modello sul vetro.

Ogni pezzo che compone il modello deve avere la sua dima, numerata e con l’indicazione del colore del vetro che si userà, come se fosse un puzzle (es. 25 verde, 15 rosso ecc…).

Quindi si posano le dime sul vetro corrispondente (la 25 sul vetro verde la 15 sul vetro rosso, non sbagliate mi raccomando!), si tracciano i contorni con un pennarello indelebile (tanto poi si cancella!) riportando anche il numero scritto sulla dima.

Ad esempio se voglio fare una margherita avrò tante dime quanti sono i petali, che saranno riportate sul vetro bianco e una dima per il centro della margherita che sarà trasferita sul vetro giallo.

 1) IL TAGLIO:

A questo punto si taglia il vetro, per farlo si usa un taglia vetro e delle pinze apposite. Esistono diversi tipi di tagliavetro dai basilari che si trovano dal ferramenta a quelli con manico porta olio incorporato. La strumentazione aiuta ma, la cosa fondamentale da sapere è che, ogni taglio va fatto singolarmente. Si incide il vetro e si “apre” con l’apposita pinza. Poi si fa un altro taglio e si “apre” e così via.

Ad esempio per fare il famoso centro della margherita lavoreremo sulle tangenti del cerchio, faremo tante tangenti intorno al nostro cerchietto giallo quante ne servono per togliere il vetro in eccesso intorno.

2) LA MOLATURA:

Quando tutti i pezzi del modello sono stati tagliati vanno molati. La molatura serve per levigare i bordi, togliere le imperfezioni e rendere ruvido il bordo per il passaggio successivo.

Ad esempio per togliere gli spigoli che sono rimasti sul centro della nostra margherita che sono rimasti dopo i tagli.

La molatura generalmente viene fatta con una molatrice ad acqua, una macchina che ha un motore che fa girare molto velocemente un cilindro ricoperto di porvere di diamante che abrade il vetro.

Dopo la molatura i pezzi vengono puliti per togliere i residui di polevere di vetro e si passa alla ramatura.

3) IL NASTRO DI RAME:

La ramatura consiste nel rivestire i bordi del pezzo con un nastro di rame autoadesivo (una specie di scotch) avendo cura di posizionarlo simmetricamente sul bordo del pezzo di vetro molato. Se non avessi molato il pezzo, il nastro di rame non potrebbe fare presa e la ramatura verrebbe disordinata.

A questo proposito c’è da dire che il nastro di rame esiste in vari spessori e finiture.

  • Lo SPESSORE deve essere scelto in base all’altezza del vetro e all’effetto che si vuole ottenere, se si vuole un bordo sottile si sceglie un nastro di rame poco più alto dello spessore del vetro, se si vuole un bordo più spesso si usa un nastro di rame più largo.
  • La FINITURA è il colore che si trova all’interno del nastro di rame e che va a contatto con il vetro. Ne esistono tre, rame, argento e nero. Considerando che il vetro è trasparente (anche se non del tutto in alcuni casi), il nastro di rame influenzerà il colore e la brillantezza del vetro.

Ad esempio, se su un vetro viola metterò un nastro di rame color rame esalterò i toni caldi presenti nel vetro, se userò l’argento saranno più luminosi quelli freddi, se uso il nero smorzerò entrambi.

E’ una cosa che io valuto sempre accuratamente soprattutto quando metto insieme pezzi di colori molto diversi.

Tornando alla nostra margherita userei la finitura rame per il centro e l’argento per i petali, in modo che sia il bianco che il giallo siano esaltati al massimo.

La ramatura a sua volta è propedeutica alla saldatura. Senza il rame lo stagno non farebbe MAI presa sul vetro.

4) LA SALDATURA:

A questo punto, si ricompone il disegno iniziale.

Si mettono tutti i pezzi sopra il modello, seguendo i numeri e i colori indicati (per questo è importante riportarli sempre sui pezzi), si tengono fermi in vari modi, chi usa chiodini sui bordi, chi stecche di legno o altro.

Quando tutti i pezzi sono al loro posto (intendo millimetricamente al loro posto) e ben fermi, si iniziano a fare le saldature preparatorie e grossolane per fermare il tutto.

Si passa l’acqua salda su tutti i bordi rivestiti per far si che lo stagno aderendo al nastro di rame fissi insieme tutti i pezzi. Senza acqua salda i metalli non si unirebbero, invece con un saldatore abbastanza potente, facendo colare delle gocce di stagno sulle giunture, i pezzi di vetro si uniranno all’istante.

Lo stagno, col calore del saldatore diventa quasi liquido, si fanno cadere tutte queste gocce per fermare e congiungere tra di loro tutti i pezzi (come un’imbastitura). Quando si termina questa parte e tutto è ben fermo, si può liberare il pezzo per poterlo lavorare più agevolmente da entrambi i lati.

Ora si passa alla saldatura a cordolo, nel senso che si mette lo stagno lungo tutto il nastro di rame, ricoprendolo e creando il reticolo che abbiamo disegnato nel modello. Si saldano i bordi esterni e il retro dell’oggetto.

Quando tutte le saldature sono state fatte si sciacqua tutto l’oggetto per rimuovere lo sporco, l’acqua salda e quant’altro sia rimasto. Dopodiché si asciuga bene.

A questo punto diciamo che il pezzo è finito. A seconda di quello che si sta facendo si possono aggiungere gli accessori che serviranno ad usarlo (se è una lampada il filo elettrico e una base, se è un gioiello i ganci e le chiusure) e alcuni mettono anche dei liquidi sulle stagnature per ottenere effetti diversi come ad esempio quello anticato o il nero.

Come lo faccio io!

Ovviamente tutti i passaggi sopra vanno seguiti pedissequamente se si vuole ottenere un pezzo ben fatto, ma nel tempo io ho iniziato a inserire delle varianti.

Premetto che non uso liquidi sullo stagno perchè per lo stile dei miei gioielli non sarebbe adatto un colore anticato o scuro. Io uso argento 925 per ganci, catene, monachelle (ganci degli orecchini) ecc.. e quindi voglio che il colore dello stagno e quello dell’argento non stacchino troppo inserendo finiture diverse.

Detto questo ad un certo punto però ho iniziato ad inserire “elementi estranei” al vetro nei miei gioielli.

Ho iniziato a farlo a seguito di una collaborazione con un’artigiana che faceva rilegature e stampe antiche. Lei preparò delle acqueforti che io inserii tra due vetri. Facemmo un’edizione limitata molto interessante.

Successivamente provai inserendo del pizzo, la sua trama si intravedeva tra i vetri colorati e l’effetto era molto romantico.

Al pizzo seguì il tessuto da cui nacquero il set Psichedelico in giallo e nero e quello giapponese.

Infine l’ultimo è stato la Matrioska da cui è scaturita poi tutta la collezione omonima.

Oltre a questi inserimenti ho provato anche un accostamento particolare, i circuiti. In giro vedo spesso i circuiti elettrici usati per fare gioielli. Si parte da quelli semplicemente forati e attaccati a catenine e monachelle a quelli immersi nella resina a quelli smontanti completamente e poi rielaborati.

Io taglio le schede dei circuiti un po’ come se fossero dei pezzi de mio vetro e li levigo, li rivesto con il nastro di rame e li saldo, esattamente come prevede la tecnica Tiffany.

Il risultato è di grande impatto, perché i circuiti con i loro componenti sono molto elaborati ed in un certo modo decorativi al contrario del vetro che invece è trasparente e colorato.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Per me è fondamentale anche il dettaglio, come ad esempio l’uso del nastro di rame, che non ha solo una funzione contenitiva e di unione ma diventa un elemento stilistico importante a seconda del tipo che uso e di come viene posato (ad esempio con bordi più sottili o più spessi).

Questa tecnica venne elaborata da Louis Comfort Tiffany e da cui prende il nome, ma magari di questo ne parliamo un’altra volta.

Fatemi sapere se vi è piaciuto questo post e se ci sono cose che volete chiedermi fatelo nei commenti.

P.S. un grazie speciale al mio amico Ajoy Fabbi per le foto bellissime (quelle belle sono le sue le altre le ho fatte io mentre lavoravo)

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5 pensieri su “Dal Sig. Tiffany a me. Come nascono i gioielli Conny’s Kreations.

  1. Francesca ha detto:

    Grazie Conny vorrei avvicinarmi a questa tecnica per piccoli gioielli, ho una domanda da sottoporti in merito all’uso dello stagno come finitura sul nastro di rame. Non da noia a contatto con la pelle? Un’amica aveva provato e le dava irritazione. Per ovviare a questo problema pensavo di fare un tentativo con sottili barre di argento da sciogliere con il saldatore. Ma, non avendo mai provato, mi sovvengono un pò di domande: basterà lo stesso saldatore che si usa per lo stagno? Il rame e l’argento tramite l’acquaforte si “sposeranno” come tra rame e stagno? Hai mai provato? Chissà se mi puoi dare un tuo parere e forse indicazioni di dove poter reperire gli strumenti necessari per iniziare, magari anche qualche libro “base” da consultare.
    Grazie intanto
    F.

    • Ciao Francesca, per la questione allergia e fastidio, purtroppo ogni persona è diversa e spesso anche se si usano materiali “anallergici” ad alcune persone danno fastidio. Ti faccio un esempio banale, io per gli orecchini uso monachelle in argento 925 (sempre!!!!) una mia amica/cliente ha acquistato degli orecchini da me, un lobo non aveva problemi, l’altro era diventato tutto rosso e si era gonfiato. Vai a sapere perché! Ho conosciuto persone allergiche perfino al platino, e poco tolleranti anche con l’acciaio chirurgico. Poi c’è gente che indossa gioielli arrugginiti e non gli succede nulla. Per quanto riguarda la seconda domanda che mi fai, il normale saldatore che si usa per il Tiffany non riesce a generare un calore sufficente a sciogliere l’argento. Per quel tipo di lavorazione devi trovare un corso di oreficeria, richiede un laboratorio e strumenti molto specifici, come ad esempio un crogiolo. E’ un lavoro completamente diverso. 🙂 Fammi sapere come va poi! 🙂

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