Fluire verso l’Avventura.

Il 2017 per tanti di noi è stato l’anno della resistenza, della resilienza anzi, del prendere botte e rialzarsi, questo l’ho sentito un po’ ovunque e un po’ da chiunque. Alla fine nel 2017 sono arrivati dei guerrieri, dei sopravvissuti, consapevoli della loro forza e pronti a tuffarsi nell’ignoto del nuovo anno.

Quando stavo preparando la pianificazione del 2018, a fine anno, ho fatto un giro di carte (non tarocchi ma carte di ispirazione), per ogni mese una parola, gennaio è uscito AVVENTURA.

Questa carta mi era uscita già ad agosto e come vi ho già abbondantemente raccontato l’inizio dell’anno era stato abbastanza faticoso. Per cui sentivo davvero la necessità di un cambiamento e di imparare a stare sola.

Quindi sono partita da sola, sono andata in Sardegna in una zona che non conoscevo (sennò era troppo facile) e per circa 10 giorni l’ho girata sotto il sole cocente dell’estate 2017 con la mia pandina gialla.

Avevo due o tre punti fermi ma il resto sarebbe stato deciso in loco. Ho scelto un posto economico e non turistico, mai fatta scelta migliore. Mi sono ritrovata in un B&B nell’entroterra del sud dell’isola, a 600 metri s.l.m. quindi alta collina, in una casa dei primi del 900 in perfetto stile sardo, rimessa a posto dai proprietari super gentili con cui si è creata subito un’intesa.

La prima sera sono stata invitata ad un festival folcloristico, potevo dire di no, ma io non sono timida e il ragazzo che mi ospitava era insegnante di ballo sardo e si sarebbe esibito con il suo gruppo; se accettavo sarei stata ospite insieme a loro.

Ho detto subito di si, e la sera ho cenato con un gruppo eterogeneo di sardi, filippini, messicani e boh non mi ricordo c’erano circa dieci culture diverse. Io mi sentivo come quando vado in trasferta col coro. I costumi erano colorati e lussuosi. Le donne sarde, ma anche gli uomini indossavano gioielli meravigliosi, il festival è stato colorato e pieno di musica e il vino sardo era fresco e scendeva giù velocemente.

Nei giorni successivi ho iniziato a fare qualche programma, chiedendo anche consiglio ai miei ospiti.

La macchina era sempre carica di acqua, con la borsa da mare sempre pronta, ma sono stata solo in 3 spiagge, una quasi deserta, una troppo affollata, una perfetta. Cosa ho fatto negli altri giorni?

Ho girato il centro storico di città e paesini cercando i vicoli più stretti e ombreggiati per difendermi dal sole a picco, ho raggiunto torri di avvistamento del 1.600 a.c. ciclopiche (Su Nuraxi) ho visto un nuraghe dentro una casa, o una casa costruita sopra un nuraghe.

Ho raggiunto un altipiano vulcanico dove vivono dei cavallini selvatici grandi come asinelli. L’ho attraversato alle quattro di un torrido pomeriggio con 40° in groppa ad una bicicletta presa in prestito da un sardo mezzo hippy, dopo 20 anni che non ne usavo una.

Lo so, non è una cosa da Indiana Jones, e non ero nel deserto del Sahara, ma ero da sola e stavo benissimo.

Perché l’ho fatto? Perché mi faceva paura. Perché ne avevo bisogno, perché sapevo già quale era l’alternativa e non mi attirava.

Quando sono tornata ero carica di energia, orgogliosa di me e di quello che avevo fatto, felice delle persone, dei posti e delle cose nuove che avevo conosciuto, e non facevo altro che consigliare a tutti di fare questa esperienza.

Avevo tante idee creative e volevo rifarlo al più presto.

Ho capito che la comfort zone non è buona. Va bene per riposarsi, per meditare e programmare la prossima avventura, ma non siamo fatti per viverci.

Non è necessario ogni volta partire, a volte basta cambiare strada per andare a lavoro, uscire un pomeriggio a vedere una cosa nuova.

Tuttavia dietro l’angolo ci può aspettare, una nuova strada o un cancello da varcare.“

J.R.R. Tolkien

Ma questo ve lo racconto nel prossimo post. Mi raccontate una cosa che vi spaventa e un’avventura che avete vissuto?

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