Come vestirsi eticamente ed essere felici.

Cari amici
è passato un mese dall’ultimo post dedicato al colore. Questo mese voglio cogliere come spunto di riflessione l’anniversario della Fashion Revolution.

Si tratta di avere consapevolezza che quello che indossiamo ha un costo e spesso è decisamente troppo alto in termini di vite umane e salute del nostro pianeta.

Brevemente! Si tratta di avere consapevolezza che quello che indossiamo ha un costo e spesso è decisamente troppo alto in termini di vite umane e salute del nostro pianeta. Questo costo spesso è pagato da una minoranza (si fa per dire) di esseri umani che vengono sfruttati, sottopagati e tenuti quasi in schiavitù.
Gli artefici di tutto questo purtroppo siamo noi, il nostro desiderio di capi nuovi e a basso costo ha generato questo mostro chiamato “fast fashion” che ritroviamo nelle grandi catene  in giro per il mondo. Ma anche la necessità dei brand (anche molto importanti) di aumentare i loro margini di guadagno abbassando i costi di produzione.
Nel post trovate vari link per consentirvi di approfondire l’argomento, se non lo conoscete. Da anni la Fashion Revolution si batte in tutto il mondo per far si che la moda sia più etica, più sostenibile per il pianeta e soprattutto più umana con chi la produce.
In questo mese ci sarà la settimana dedicata proprio a questo (dal 24 al 30 APRILE 2017) e io spero che molti di quelli che mi leggono partecipino a questa campagna con l’hashtag #whomademyclothes che da alcuni anni chiede alle aziende di sapere chi realizza i capi che indossiamo, cioè di accertarsi che le condizioni dei lavoratori delle ditte all’estero che producono i loro capi siano perlomeno umane.

Questo è lo spunto da cui parte il mio post di oggi e che approfondirò per tutto il mese sulla mia pagina Facebook, con altri articoli, video e immagini.

Però vorrei aggiungere un ragionamento tutto mio quindi seguitemi. Vi ricordate quando vi ho parlato della parola dell’anno? Se vi siete persi il post andate qui. La mia parola dell’anno è SPAZIO e non sapete quanto è stata potente nella mia vita. Ha spazzato via sia pezzi importanti o utili che cose che volevo togliere da tempo dalla mia vita, tanto da mettermi davvero in crisi. A parte questo mi ha portato anche degli strumenti, uno di questi è stato il libro di Marie Kondo “Il magico potere del riordino. Il metodo giapponese che trasforma i vostri spazi e la vostra vita” . Questo libro a molti appare come una lista di frasi in cui la Kondo dice di buttare tutto, invece lei non ci dice questo, assolutamente, lei dice di tenere solo quello che ci rende felici!

La tecnica è semplice, tirate giù tutto da armadi, dispense, scatole, ripiani ecc (secondo un ordine preciso non tutto insieme) e poi toccate ogni oggetto e percepite la vibrazione che vi dà, vedrete che alcune cose vi trasmetteranno subito una sensazione positiva o negativa e saprete decidere facilmente se tenerle o meno, altre richiederanno pratica e riflessione. Gli oggetti scartati andranno ringraziati per il servizio reso e salutati (io li ho dati in beneficenza o portati alle isole ecologiche).

Il commiato rende consapevoli, toglie i sensi di colpa e ci consente di andare avanti, ecco perché “trasforma la vostra vita”.

Questa cosa che a noi occidentali può apparire un po’ bislacca in realtà non serve certo all’oggetto, ma a noi, ovvio! Il commiato rende consapevoli, toglie i sensi di colpa e ci consente di andare avanti, ecco perchè “trasforma la vostra vita”. Dopo il trattamento “KONMARI” (abbreviazione del nome dell’autrice) avrete degli spazi ordinati, funzionali ma soprattutto che vi renderanno felici e avrete capito qualcosa di più su voi stessi. Da quel momento vi accorgerete subito, prima ancora di acquistare qualcosa, se davvero la volete o no. Quando entrerete in un negozio, come ad esempio H&M rimarrete come sempre folgorati dai colori, dai modelli di tendenza, dalle stampe vivaci, ma quando li prenderete in mano scatterà la “valutazione emotiva”, la stessa che avete fatto con quello che era nel vostro armadio, e molto probabilmente vi renderete conto che quel capo non vi serve. 

Io non sono assolutamente per l’armadio vuoto, solo il mese scorso ho riempito un post di colori e vi assicuro che anche il mio armadio è così, anzi, ora ne ha addirittura di più, perché tutti i capi vecchi, scuri e che di fatto non mi piacevano, non mi stavano più bene o altro li ho tolti lasciando spazio a quelli allegri e che mi fanno sentire bene.

Facendo il repulisti, tra le altre cose, ho ritrovato cose che non ricordavo di avere. Complici i miei continui sbalzi di peso negli ultimi 20 anni, ho recuperato cose dimenticate che non mi stavano più e ora si. Ad esempio una giacca in lana fatta da mia zia a maglia negli anni 70 (nella foto la vedete, io ero più magra e Diana era ancora cucciola, la giacca è sempre uguale). E’ ancora come nuova, il filato è forte, caldo, pesante e senza nemmeno un pallino. Un maglioncino che ho comprato a Natale, dopo il primo lavaggio è diventato come la pezzetta del lavandino della cucina.

Quindi mi conviene di più avere dei capi come la giacca fatta da mia zia quarant’anni fa o come il maglioncino nuovo?

E così si chiude il cerchio del mio ragionamento! Le aziende, tutte, dagli anni sessanta hanno applicato la tecnica dell’obsolescenza programmata, secondo cui tutti i prodotti devono avere una scadenza, per poter essere sostituiti da quelli di nuova produzione. La moda sta portando tutto questo all’eccesso, tanto che una mia amica va ogni settimana da ZARA a vedere (e comprare) nuovi vestiti a prezzi ridicoli (magliette a 2 euro e simili) e siccome non è una emotiva come me, periodicamente fa un repulisti e butta quello che non usa. Questi capi finiscono nella spazzatura, molto semplicemente, il che moltiplicato per i milioni di persone che fanno lo stesso, abbiamo isole di abiti spazzatura che sommergono il pianeta (se non bastassero quelle di plastica nei mari).

…noi VOTIAMO ogni volta che acquistiamo…

Concludendo voglio condividere con voi quello che ho imparato io da questa esperienza sperando possa esservi di aiuto. Premesso che non tutti siamo pronti per questa “terapia” subito, quindi se ora non ve la sentite non sentitevi in colpa ma non pensate nemmeno che sia inutile, ognuno di noi ha i suoi tempi, io ne avevo un disperato bisogno ed è arrivato questo “strumento” ad aiutarmi (CHIEDI E TI SARÀ DATO”  cit. Bibbia – Matteo, 7,7-11), premesso che abbiamo il potere di DECIDERE per noi stessi, e di non subire passivamente le manipolazioni che ci arrivano dai media, premesso che noi VOTIAMO ogni volta che acquistiamo, guardiamo un programma e facciamo qualsiasi gesto nella nostra vita..io ho deciso che sottoporrò ogni mio acquisto ad un esame chiedendomi:

  • Mi serve?
  • Mi fa stare bene e mi rende felice?
  • Chi lo ha fatto è stato trattato umanamente e pagato adeguatamente?
  • E’ di qualità o si rovinerà dopo il primo lavaggio/uso?
  • Quanto influisce sulla salute del pianeta?

Ovviamente ci sarebbero molte altre domande che potremmo porci a riguardo, applicandole anche a prodotti che non siano abiti, ma queste per ora sono le basilari che possiamo usare per fare acquisti CONSAPEVOLI, io ci sto ancora lavorando e probabilmente tornerò sull’argomento quindi fatemi sapere cosa ne pensate, se anche voi state applicando alcune di queste regole nei vostri acquisti e dove avete trovato delle alternative, se avete informazioni, suggerimenti da condividere, altre fonti utili, io sono qui curiosa di sapere.

Vi segnalo degli strumenti gratuiti messi a disposizione dal sito Fashion Revolution, tra cui anche dei banner da usare sui vostri social (io ne ho usato uno qui sopra nel post).

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